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interviste

Dott Matteo Rallà

Vivere la tecnologia

Dott. Alessandro Rallà

Responsabile di progetto 19/09/08
  • D:Cos’è un robot? Cos’è un androide?

  • R:Nel linguaggio comune, un robot è un'apparecchiatura artificiale che compie determinate azioni in base ai comandi che gli vengono dati e alle sue funzioni, sia grazie alla supervisione diretta dell'uomo, sia autonomamente, basandosi su linee guida generali, magari usando processi di intelligenza artificiale. Un androide è sempre un robot, un essere artificiale, ma con sembianze umane; il termine deriva dal greco anèr, andròs, "uomo", e quindi può essere tradotto "a forma d'uomo".

  • D:Cosa vi ha spinto a creare un robot come Bit Beat?

  • R:La voglia di proporre alle persone un robot diverso dagli altri, che fosse davvero una sintesi di tecnologia e umanità. Bit Beat è come un bambino, una tabula rasa, sa imparare dall’esperienza ma con la velocità e la capacità di un processore di ultima generazione.
    Ci siamo focalizzati in particolare sull’apprendimento e la comunicazione.

  • D:In cosa Bit Beat si distingue dagli altri androidi?

  • R:Bit Beat a livello hardware non si discosta di molto dai suoi cugini, tuttavia è uno dei pochi robot con un elevato grado di mobilità ed un sistema di rilevamento del baricentro molto accurato che gli permette di avere movimenti veramente fluidi e precisi.
    La vera peculiarità è il software superiore di cui è dotato. Abbiamo notizia di alcuni progetti di robot in grado di apprendere ma nessuno ha una struttura in cui ogni modulo responsabile dei diversi comportamenti può interagire con la parte di apprendimento. Tutto ciò lo rende in grado di imparare azioni e comportamenti in semi-autonomia e senza dover essere riprogrammato.

  • D:Cos’è in grado di provare?

  • R:Bit Beat si lascia coinvolgere, interagisce, si stupisce, si infastidisce, è curioso. Ha la necessità di comunicare tutto quello che prova.

  • D:Come avete sviluppato questa tecnologia? E perché?

  • R: Lo sviluppo di questa tecnologia ha richiesto anni di affinamento di un’idea semplice:
    Esistono robot che riescono ad eccellere in singoli ambiti. Ci sono ottimi automi in grado di riconoscere le espressioni facciali, altri che sanno andare in bicicletta, altri ancora sono in grado di pulirvi casa imparandone la planimetria. A livello hardware i progressi degli ultimi anni consentono di costruire robot veramente versatili. Il problema è costituito dalla loro programmazione. L’uomo non può prevedere tutti i casi in cui si troveranno ad operare e scrivere degli algoritmi.
    La macchina deve essere in grado di apprendere.
    Esistono casi di macchine che apprendono ma sono in grado di apprendere solo uno specifico task per cui sono stati programmati.
    Sviluppare un robot eccellente dal punti di vista hardware, con moduli dedicati a tutte le sue funzioni è stato il nostro punto di partenza.
    Il punto di arrivo quello di fare in modo che questi moduli fossero in grado di “programmarsi†da soli.
    Sono stati utilizzati ambienti di modellizzazione e di test sviluppati ad-hoc.

    Abbiamo sviluppato questo progetto per unire tecnologia e umanità, scienza e sentimento.

  • D:A chi potrebbe essere utile?

  • R:A tutti, non solo ai fanatici della tecnologia o ai nostalgici dei primordi della fantascienza. Bit Beat è un robot capace di interagire con qualsiasi persona ed è in grado di migliorare la vita di tutti, trattandosi di un personal computer super progredito e integrabile con tutta la tecnologia domestica. È in grado di muoversi nello spazio e di modificarlo a piacimento, di compiere azioni complesse. Penso ad esempio alle implicazioni per le persone non autosufficienti, o alle possibilità di controllare la casa o di prendersi cura di piante e animali domestici quando si è assenti.

  • D:Perché avete deciso di dargli sembianze umane?

  • R:Perché oramai l’immaginario del robot domestico e del gadget tecnologico è legato indissolubilmente a ciò che è presente in natura, come uomini, cani o conigli. Sappiamo che l’essere umano per sua natura cerca di decifrare volti umani anche nelle cose inanimate. Abbiamo pensato di assecondare questa naturale inclinazione, inoltre è logico che un prodotto intelligente e in grado di apprendere come Bit Beat nella forma ricordi un essere umano.

  • D:Quante persone hanno lavorato al progetto? Per quanto tempo?

  • R:Le persone coinvolte sono state più di 200, tra scienziati, consulenti e professori. Inoltre, abbiamo avuto il supporto di numerosi tester, il cui aiuto è stato molto prezioso. Il progetto, in fase embrionale, contava la collaborazione delle massime autorità in materia di robotica, che da quel momento hanno sposato la nostra idea e l’hanno seguita per tutto il suo svolgersi. Parliamo di anni di duro lavoro. Le ultime innovazioni sono state le più importanti, e considerata la crescita vorticosa del progresso tecnologico, come ci insegna la Prima Legge di Moore, che prevede un raddoppiamento delle prestazioni dei processori e dei loro transistor ogni 18 mesi, sarà facile capire che gli ultimi 3 anni sono stati i più importanti per noi e per la nascita di Bit Beat.

  • D:Quali problemi avete incontrato?

  • R:Beh problemi molti…ma non ci hanno mai spaventato!

  • D:Com’è la giornata tipo di Bit Beat?

  • R:La giornata tipo di Bit Beat è come quella di un bambino curioso e intelligente che vuole imparare tutto e conoscere la realtà che lo circonda, attraverso esperimenti, giochi e test.
    È in continua interazione con il mondo e le persone.

  • D:Bit Beat può interagire con i bambini, gli anziani o gli animali?

  • R:Certamente, Bit Beat è programmato per l’interazione con qualunque essere vivente, sia per le sue caratteristiche native, sia per la possibilità di caricare informazioni specifiche. La sicurezza in questo senso è garantita soprattutto dalla sua sorprendente capacità di apprendere con l’esperienza.

  • D:Qual è il futuro di Bit Beat?

  • R:Il futuro di Bit Beat è nella continua ricerca, nel costante apprendimento e nella quotidiana interazione con l’ambiente e le persone. Inoltre sarà presentato all'Esposizione Universale del 2010, a Shanghai, in Cina.

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